La tradizione della Befana di Soci si rifà probabilmente ai riti arcaici presenti in molte zone interne dell'Appennino. Viene bruciato un simulacro (il fantoccio della befana) che rappresenta "il vecchio" per propiziare l'anno nuovo. Molti anni fa i ragazzi del paese costruivano in diverse zone dei fantocci, con dei pali a croce rivestiti di paglia, sfilando poi nelle vie e cantando insieme la filastrocca:

"Evviva la Befana che viene una volta l'anno,
agli uomini non fa danno e ai bimbi chicchi da.
La Befana liscia liscia la va in camera a far la piscia,
se la fa nella sottana brutta cioncola della Befana."


Provenendo dalle zone esterne del paese, i cortei si dirigevano verso la grande piazza, allora fatta di terra battuta, ammucchindovi al centro tutti i fantocci e dando loro fuoco, cantando e ballando intorno al grande falò.

Oggi, dopo l'interpretazione che per anni ha regalato al paese il caro e indimenticabile "Beppe di Nappa", è il suo successore Gianfranco Norcini a dare volto e corpo alla Befana Ernesta. La sera del 5 gennaio, truccato e vestito in perfetto stile "Befana Ernesta", sfila per le vie del paese sopra un carro con una casetta mobile trainata da un trattore, animando la serata e regalando caramelle ai bambini. Intanto, nella piazza centrale, si consegnano le calze e si prepara il falò della Befana, alto oltre 6 metri.

 

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